Ricordi - Pathos

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Ricordo di Mario Tiengo
In memory of Mario Tiengo
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Franco Bardi
Primario Emerito Ospedale San Paolo, Milano
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Conobbi Mario nel 1950 quando assieme ad alcuni giovani colleghi (fra i quali ricordo Gianni Arosio, Marialuisa Bozza, Hermes Emanuelli, Milan Bisiani, Enrico Colucci, Piergiorgio Sironi, Consuelo Tonso e pochi altri coraggiosi pionieri) ci riunivamo allo scopo di trovare la strada per far ufficialmente riconoscere una dignitosa e autonoma collocazione fra le specialità mediche di questa nuovissima attività di “anestesia” (ancora non esistevano né la terapia intensiva, né la rianimazione, né la terapia del dolore), attività peraltro in parte misconosciuta, in parte malconsiderata e, in taluni casi di… oscurantismo medico, perfino avversata. 
Fu per merito anche di Mario e principalmente di Consuelo Tonso, purtroppo scomparso prematuramente, il quale con grande sagacia fece ripetuti viaggi a Roma per contattare altri giovani colleghi e per sensibilizzare e spronare il mondo politico, che ottenemmo finalmente la Legge che istituiva negli ospedali i Servizi Autonomi di Anestesia.
Ritrovai Mario alcuni anni più tardi durante un simposio organizzato in occasione della sua nomina a docente di Anestesia negli Istituti Clinici di Perfezionamento, cui partecipò il nostro maestro Rodolfo Margaria. Cominciò così fra noi una profonda amicizia e collaborazione: egli mi appoggiò nell’organizzare le “Giornate di Terapia Antalgica” che si tennero nel mio Ospedale San Paolo; io lo associai alla fondazione di “Algos Club” di cui fu vicepresidente con la mia presidenza e la presidenza onoraria di Paolo Mantegazza; egli mi chiamò quale cofondatore delle sue riviste Algos dapprima e Pathos poi; mi incluse fra i docenti della Scuola di Specializzazione da lui diretta in alternanza con Rinaldo Trazzi. 
Conducemmo assieme ad altri ricerche su incarico dell’Università, portammo avanti una battaglia, che risultò vittoriosa, per bloccare la proposta di una Legge che legalizzasse l’eutanasia.
Ma non intendo qui dilungarmi nei nostri rapporti sul piano professionale né porre l’accento sui grandi meriti scientifici di Mario, universalmente riconosciuti: di ciò altri potrà parlare con ben maggiore autorevolezza.
Il vivo ricordo che voglio mi resti è quello di una sincera, affettuosa amicizia con una personalità di tanto spessore umano. Ci univa anche l’amore per l’arte in ogni sua espressione e per il bello, in particolar modo per la musica classica. Ricordo bene il giorno in cui mi disse, con entusiasmo di adolescente nonostante i suoi circa sessant’anni, di essersi perdutamente innamorato - felicemente corrisposto - di una giovane americana, e i suoi occhi sfavillanti quando mi presentò questa sua bellissima moglie che subito mi conquistò per la dolcezza e l’amore che a sua volta rivolgeva a Mario.
Così voglio ricordarlo, oggi che non c’è più. 
La sua scomparsa è, non solo per me, una dolorosa incolmabile perdita.

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