Editoriale - Pathos

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Editoriale

Un clinico in lotta contro un avversario  insidioso
e agguerrito: il dolore
A clinician engaged in a fight against pain
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Intervista a Sergio Mameli
Vicepresidente Nazionale Federdolore-SICD
A cura di Maria Luisa Sotgiu
IBFM-CNR, Milano
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Le ricerche degli ultimi anni e la recente legislazione hanno contribuito ai progressi nella terapia del dolore. Pathos intervista Sergio Mameli, responsabile del servizio di terapia del dolore presso l’Ospedale Oncologico di Cagliari, che da anni si batte affinché al paziente sia riconosciuto il diritto fondamentale di non soffrire e affinché questa giovane disciplina abbia il ruolo che le spetta.

Nella sua esperienza, che rilevanza ha avuto la Legge 38 del marzo 2010 sulle cure palliative e la terapia del dolore?
Nella mia esperienza clinica la cosa più importante è che è stato finalmente chiarito il ruolo delle due discipline: essendo complementari, hanno ambiti completamente diversi. Le cure palliative, essendo rivolte a pazienti che hanno ultimato il loro percorso terapeutico, hanno problematiche molto complesse, che riguardano non solo il dolore fisico, ma l’ansia, la depressione, la perdita
di ruolo sociale e familiare. Devono essere rivolte anche alla famiglia del malato, che è pesantemente coinvolta nel decorso della malattia. La terapia del dolore è rivolta invece a individuare i meccanismi patogenetici e molecolari del dolore, al fine di definire la diagnosi algologica e le scelte terapeutiche più adeguate attraverso una semeiotica attenta e precisa.

Trova difficoltà nell’applicazione della Legge?
Sì, trovo difficoltà nell’applicazione della Legge al di fuori della realtà del nostro reparto, ma questo credo che sia legato al baratro culturale che ha sempre caratterizzato l’approccio al dolore, per cui è necessario un percorso formativo condiviso prima di arrivare a un’applicazione uniforme di quelle che sono le direttive proposte dalla Legge. Dobbiamo sforzarci di far capire che il controllo
del dolore è fondamentale nella gestione del paziente. I nuovi metodi di  somministrazione degli analgesici hanno reso più efficace il trattamento del dolore, ma dovendo personalizzare il trattamento, hanno probabilmente complicato il lavoro dello staff medico.

Pensa che questo rappresenti un limite per la diffusione dell’applicazione di questi metodi?
Le ricerche degli ultimi anni e la recente legislazione hanno contribuito ai progressi nella terapia del dolore. Sicuramente la possibilità di somministrare farmaci per diverse vie (prediligendo sempre, quando possibile, quella orale) ha permesso di personalizzare le terapie; la tecnologia ci ha inoltre consentito di poter somministrare farmaci anche nel canale spinale, permettendo quindi di continuare la somministrazione di farmaci che, per altre vie, comporterebbero effetti collaterali gravi.

Sono stati fatti molti progressi anche nelle tecniche chirurgiche per eliminare o attenuare il dolore. Ritiene che queste debbano essere prese in considerazione solo dopo un fallimento delle terapie farmacologiche?
Le tecniche chirurgiche sono sicuramente uno strumento validissimo di cui dispone il terapista del dolore. Ciò che è importante è che queste devono sempre essere applicate dopo un’attenta valutazione del paziente e dopo aver definito una diagnosi algologica corretta. Possono anche rappresentare la prima scelta terapeutica e non essere considerate solo come ultima ratio dopo il fallimento di tutte le altre strategie terapeutiche.

L'unificazione Federdolore-SICD è frutto anche della sua determinazione. Quali saranno i benefici di questa nuova organizzazione?
Sono convinto che la dispersione, in ambito culturale, sia deleteria. Dal momento che gli obiettivi sono comuni, se è vero che l’unione fa la forza, si comprende come non abbia senso essere divisi e frammentati. Sino a tempi non lontani, eravamo rappresentati da piccoli gruppi che non potevano avere gran voce e autorevolezza. L'’unione e la condivisione danno sicuramente più forza e dignità a una giovane disciplina che stenta ancora ad affermarsi e che sicuramente la Legge contribuisce a far sì che raggiunga il ruolo che le spetta.



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