Editoriale - Pathos

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Editoriale

Validità della sperimentazione animale negli studi sul dolore
Validity of animal experiments in pain research
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Maria Luisa Sotgiu
Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare, CNR Milano
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La recente irruzione (20 aprile 2013) nel Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano di un gruppo di animalisti, che ha “liberato” duecento topi da laboratorio, ha avuto molto risalto sulla stampa (anche Nature ha pubblicato un articolo) e ha riacceso il dibattito, mai sopito, in merito alla validità della
sperimentazione sugli animali utilizzata soprattutto nella ricerca biomedica e tossicologica. L'episodio ha suscitato le indignate e motivate proteste dei ricercatori e una denuncia da part e dell’Università. 
Gli animali liberati sono, infatti, modelli geneticamente modificati che mimano patologie umane del sistema nervoso centrale (Parkinson, Alzheimer, eccetera), preparati secondo protocolli rigidi approvati dai vari enti preposti, che potranno sopravvivere “liberi” solo in strutture attrezzate.
La conseguenza di questa azione quindi si configura come un danno gravissimo per le ricerche in corso. Oltre alle motivazioni di carattere etico, (nessun fine giustifica il sacrificio degli animali) gli animalisti ritengono che la sperimentazione animale sia un metodo non predittivo per la specie umana e che estendere i suoi risultati all'uomo sia dannoso e fuorviante. 
Essi sostengono che gli esperimenti sugli animali si devono e si possono sostituire con le cosiddette “tecniche alternative”, come i sistemi isolati (colture cellulari, tessuti in vitro, organi perfusi),o col ricorso a metodologie di ricerca basate sull'’uomo o avvalendosi del metodo epidemiologico, elaborato con tecniche statistiche.
Sicuramente non si può garantire con certezza l'applicabilità all'uomo di tutti i risultati ottenuti sull’animale. E’ tuttavia innegabile che, grazie alla sperimentazione sugli animali, siano state sviluppate sostanze come antibiotici, vaccini, farmaci antiipertensivi, antiasmatici, antiulcera. E’ opinione della comunità scientifica ufficiale, condivisa dal comitato nazionale di bioetica, e reiterata in questa circostanza da Silvio Garattini, già direttore dell'Istituto di Ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano, che la ricerca biomedica non possa ancora fare a meno della sperimentazione sull’animale, se si vuole progredire nella terapia delle malattie.
La necessità del ricorso alla sperimentazione animale è motivata dalla complessità dei sistemi biologici, per cui studiare gli effetti e le interazioni di una sostanza o di un dispositivo su sistemi isolati non può fornire indicazioni comparabilia quelle ottenute dallo studio sull’organismo in toto. 
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