Editoriale - Pathos

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Editoriale

Le algie facciali
Facial pain
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Paolo Marchettini  
Responsabile Medicina del Dolore, HSR, Milano
Docente di Fisiopatologia e Terapia del Dolore
Università della Svizzera Italiana, Lugano
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Il ricorso al trattamento chirurgico delle algie facciali è di norma considerato dai neurologi un’opzione per i casi di nevralgia trigeminale in cui sia identificato con certezza un conflitto neuro vascolare e che non siano responsivi o abbiano intolleranza ai trattamenti farmacologici. Le algie facciali di altra natura non rientrano quasi mai nelle indicazioni al trattamento chirurgico proposte dai clinici, anche nei casi resistenti a molteplici terapie combinate.
Eppure, negli ultimi trenta-quarant’anni la neurochirurgia a cielo aperto, la chirurgia stereotassica e le metodiche di neuromodulazione hanno radicalmente cambiato le prospettive terapeutiche dei pazienti con dolore facciale severo, non responsivo o solo parzialmente controllato dalla farmacoterapia. In mani esperte i pazienti con nevralgia trigeminale classica hanno rischi operatori non superiori per gravità alle severe reazioni agli antiepilettici e un’elevata percentuale di ottimi risultati.
Recenti studi osservazionali propongono addirittura che la decompressione chirurgica sia efficace anche in assenza di conclamato conflitto neuro vascolare. Nei pazienti con maggiore età o controindicazioni anestesiologiche le metodiche di neurolisi con glicerolo o radiofrequenza hanno raggiunto maggiori livelli di sicurezza, non producendo più deafferentazioni maggiori e possono anche essere ripetute nel caso di recidiva. La migliore conoscenza dell’innervazione del volto offre un razionale neuro fisiopatologico alla stimolazione del nervo grande occipitale, per offrire sollievo alle forme severe di cefalea a grappolo cronica.
Tra i dolori facciali un tempo confinati nella categoria delle forme incurabili i dolori da deafferentazione, iatrogena o traumatica di rami trigeminali del volto e la deafferentazione centrale da ischemia o emorragia talamica trovano oggi in alcuni casi possibilità di cura con la stimolazione della corteccia motoria o cerebrale profonda dei nuclei sensitivi del talamo. In questa meticolosa e ampia revisione delle possibilità di trattamento neurochirurgico dei dolori facciali non deve essere esclusa la stimolazione profonda dell’ipotalamo posteriore per la cura della cefalea neuralgiforme intrattabile (SUNCT) introdotta proprio dagli autori che sono stati i pionieri di questo trattamento.
I risultati clinici dei trattamenti chirurgici non devono essere valutati soltanto con l’obiettivo di garantire un sollievo completo dal dolore, anche un sollievo parziale del dolore facciale nelle forme più severe è un enorme miglioramento nella qualità della vita se consente di ridurre la posologia di farmaci con eccessivo effetto sedativo.
Per offrire ai nostri pazienti con dolore facciale severo le migliori possibilità di trattamento l’evoluzione delle metodiche impone una collaborazione sempre più stretta tra clinici e chirurghi. Siamo grati ai colleghi dell’Istituto Neurologico Besta di contribuire a questo dialogo con il loro esaustivo articolo sul trattamento chirurgico del dolore facciale.

Pubblicato il 25 settembre 2013
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